Addio all’eterno giullare Dario Fo

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Morto a 90 anni e sette mesi per problemi polmonari

E’ morto a Milano l’attore e scenografo Dario Fo. Aveva vinto il premio Nobel nel 1997. Era ricoverato da qualche giorno all’ospedale “Sacco” del capoluogo lombardo. Difficile definire Fo con un solo termine: uomo eclettico, vero mattatore. Non era solo drammaturgo, attore, regista, ma anche scrittore, autore, illustratore, pittore, scenografo. E non per ultimo attivista politico: grande sostenitore del movimento Cinquestelle.

Una vita dedicata all’arte e al teatro che gli ha portato incredibili soddisfazioni. Dario Fo nasce il 24 marzo 1926 in una famiglia di tradizione antifascista. Suo padre è un ferroviere, sua madre una contadina e abitano in piccolo paesino lombardo, Leggiuno-Sangiano, in provincia di Varese.

Giovanissimo, si trasferisce a Milano dove frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera e successivamente si iscrive alla facoltà di architettura del Politecnico, che abbandona prima della laurea. Ironia della sorte, una volta affermato, riceverà nel tempo numerosissime lauree honoris causa.

L’improvvisazione è il suo asso nella manica, sempre in chiave farsesca e satirica. Dal 1952 comincia a collaborare con la Rai. Nel 1959 crea con la moglie Franca Rame un gruppo teatrale che porta il suo nome: inizia così il periodo delle censure reiterate da parte delle istituzioni allora vigenti. Ancora per la televisione scrivono per “Canzonissima” ma nel 1963 lasciano la Rai e tornano al Teatro. Costituiscono il gruppo Nuova Scena, che si propone di sviluppare un teatro fortemente alternativo ma nello stesso tempo popolare.

Nel frattempo, tenta anche l’esperienza del cinema. E anche qui le soddisfazioni non mancano. Alla stagione teatrale 1969-1970 appartiene “Mistero buffo”, l’opera forse più famosa di Dario Fo, che sviluppa la ricerca sulle origini della cultura popolare. Nell’originale e geniale operazione di Fo, i testi riecheggiano il linguaggio e il parlato medioevale, ottenendo questo risultato tramite un miscuglio di dialetto “padano”, di espressioni antiche e di neologismi creati dallo stesso Fo. E’ il cosiddetto “Grammelot”, uno stupefacente linguaggio espressivo di sapore arcaico, integrato dalla plastica gestualità e dalla mimica dell’attore.

Nel 1977, dopo un lunghissimo esilio televisivo (15 anni), fatto più unico che raro nel nostro Paese, Fo torna sugli schermi. La carica dissacratoria non si è esaurita e i suoi interventi sono sempre provocatori e tendono ad incidere sulla realtà.

Negli ultimi anni ha continuato a produrre opere teatrali occupandosi anche di regia e di didattica. Nel 1997 riceve il Premio Nobel per la Letteratura, “per avere emulato i giullari del Medio Evo, flagellando l’autorità e sostenendo la dignità degli oppressi“. “Dario Fo“, si legge nel comunicato ufficiale della Fondazione Nobel, “con un misto di riso e di serietà ci apre gli occhi sugli abusi e le ingiustizie della società, aiutandoci a collocarli in una prospettiva storica più ampia“.

Da ricordare anche la sua battaglia e il suo impegno in difesa di Adriano Sofri, nonché il suo spettacolo-ricostruzione “Marino libero, Marino innocente”, legato appunto alla controversa vicenda della detenzione di Bompressi, Pietrostefani e Sofri.

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