Amatrice saluta le sue vittime. Il vescovo: “Non uccidono i terremoti, ma l’uomo”

Terremoto
A balloon shaped like a heart and reading in Italian "Goodbye Anna" floats over caskets prior to a state funeral for some of the victims of last Wednesday's earthquake, in Amatrice, central Italy, Tuesday, Aug. 30, 2016. The service will take place on the edge of Amatrice's obliterated medieval town center on the grounds of a Catholic retreat. It comes as Italy observed a second day of national mourning, with flags on public buildings flying at half-staff. (ANSA/AP Photo/Andrew Medichini) [CopyrightNotice: Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved.]

“Questa gente è morta perché amava questa terra e noi vogliamo restare qui”, ha detto il sindaco Pirozzi

Si sono aperti con il lungo elenco delle vittime del terremoto i funerali solenni – di fronte a 37 bare sulle oltre 240 vittime di Amatrice e della vicina Accumoli – che si sono svolti ad Amatrice. Otto minuti per leggere tutti i nomi delle persone coinvolte e che purtroppo non ce l’hanno fatta e sono morte sotto le macerie del sisma del 24 agosto. Il lungo elenco, letto dal vescovo di Rieti Domenico Pompili che ha celebrato le esequie, è stato poi accolto da un forte applauso della folla presente a salutare i propri concittadini.

Presenti, nel giorno del lutto nazionale, le massime cariche dello Stato: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso e il premier Matteo Renzi che parlando con gli abitanti e le famiglie delle vittime ha dichiarato: “I soldi che servono per la ricostruzione ci sono, c’è la solidarietà di tante persone, ora non bisogna perdere tempo”. E a chi gli chiede maggior controllo rispetto alle ricostruzioni avvenute in passato, Renzi ha assicurato: “Questo del controllo mi sento di garantirlo”. Anche il Capo dello Stato, che alla fine dei funerali è andato ad abbracciare i familiari delle vittime, ha voluto garantire la presenza delle istituzioni: “Non temete non vi abbandoneremo”.

Il vescovo di Rieti ha poi ringraziato per la presenza l’imam di Firenze e presidente dell’Ucoii Izzeddin Elzir e monsignor Konrad. L’elemosiniere pontificio, presente per espresso desiderio di papa Francesco, ha consegnato poi una corona di rosario a tutte le famiglie delle vittime e a monsignor D’Ercole che le porterà ai familiari delle persone morte nelle Marche.

“Il terremoto non uccide – ha detto monsignor Pompili durante l’omelia -, uccidono le opere dell’uomo”. E anche sulla ricostruzione il vescovo ha aggiunto: “Non basteranno giorni, ci vorranno anni. Sopra a tutto è richiesta una qualità di cui Gesù si fa interprete: la mitezza” perché “solo così la ricostruzione non sarà una ‘querelle politica’ o una forma di sciacallaggio di varia natura, ma quel che deve: far rivivere una bellezza di cui siamo custodi. Disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta”, ha sottolineato il vescovo di Rieti.

I funerali si sono poi chiusi con centinaia di palloncini bianchi volati in cielo, sopra le bare delle vittime e le macerie di Amatrice, e con gli interventi dei sindaci dei due Comuni reatini colpiti dal terremoto. “Oggi l’Italia, grandissima nella fase dell’emergenza, lo sia anche nella fase della ricostruzione, perché questa gente vuole restare qui – ha detto il primo cittadino di Amatrice Sergio Pirozzi tra gli applausi -. Questa gente è morta perché amava questa terra e noi vogliamo restare qui”.

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