COP21, accordi a rilento: la colpa è anche delle lobby

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Le più influenti sono legate al mondo dei trasporti: l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) e l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO)

Venerdì alla COP21 di Parigi la giornata dei negoziatori è stata dura. Sono stati presentati due nuovi testi, uno dei quali con proposte di sintesi che hanno spiazzato molti delegati. Quando i soggetti sono 196 e hanno tutti lo stesso potere le cose non sono semplici. Nell’ambito Onu ogni stato vale l’altro, quindi Usa e Cina hanno lo stesso potere di veto di Andorra o San Marino. E la diplomazia ha più di cinquanta sfumature. Ieri si è discusso a lungo se reintrodurre nel testo dell’accordo la locuzione “Madre Terra” che era stata cassata nell’ultima stesura.

Dopo lunghe trattative, cercando di aprire la porta ai lavori della settimana conclusiva, sabato il nuovo testo del Paris Outcome è stato approvato e pubblicato ufficialmente sul sito della UNFCCC. Naturalmente non è la stesura definitiva, molte frasi sono ancora under brackets, tra parentesi quadre, quindi non ancora approvate. Gli sherpa lavoreranno alla rifinitura e alle inevitabili modifiche nel corso della prossima settimana. Nel frattempo le proposte di emendamenti fioccano e i negoziati continueranno anche domenica, in teoria giornata di riposo.

I parties, le nazioni che discutono a Parigi, sono 196. Oltre a loro ci sono centinaia di osservatori: lobby, ong, istituzioni, agenzie Onu. Due delle lobby più influenti sono legate al mondo dei trasporti: l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) e l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO). Il settore dei trasporti produce una quantità enorme di emissioni di CO2, più di Germania e Giappone assieme. Eppure la bozza di nuovo accordo globale non prevede limiti o prescrizioni per le navi e gli aerei. Mentre gli analisti valutano che, senza interventi di contenimento o di conversione, la crescita della mobilità di merci e persone porterà i trasporti a produrre il 270% di emissioni in più entro il 2050, vanificando di fatto gli sforzi delle nazioni.

Il problema dei trasporti è un’altra sfaccettatura delle implicazioni economiche nel nuovo accordo globale sul clima. Anche perché navi e aerei da trasporto acquistano carburante esentasse, per un totale di esenzioni fiscali che supera i 50 miliardi di euro l’anno. Eppure non hanno intenzione di partecipare alla contribuzione economica del Green Climate Fund. Tony de Brum, ministro degli esteri di Marshall Islands, ha definito Koji Sekimizu, segretario generale di IMO, l’organizzazione degli spedizionieri marittimi, “una minaccia per il pianeta“.

Sabato alla COP21 era Action Day, e ancora una volta molte personalità sono scese in passerella per testimoniare la propria adesione, da Al Gore a Sean Penn. Venerdì era stato il turno di Leonardo Di Caprio.

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