Abusati, sfruttati e vittime di violenza: l’inferno dei più piccoli

Infanzia
Una bambina guarda la televisione e un ragazzo naviga su internet in una foto d'archivio. ANSA / FRANCO SILVI

L’allarme di Terre des Hommes per la giornata mondiale delle bambine e delle ragazze: i casi di pedopornografia aumentati del 543% in 5 anni

Ragazze e bambine trattate alla stregua di cose. Negli ultimi cinque anni la pornografia minorile in Italia è cresciuta vertiginosamente, cioè del 543 per cento. Le vittime sono nella stragrande maggioranza dei casi bambine, vale a dire 4 su 5 (pari all’81 per cento). Le bambine o le ragazze sono viste come vite a perdere. Sono cose con cui procurarsi piacere: solo così possiamo spiegarci come mai il fatto che siano persone non metta un freno alla violenza. Oppure sono ritenute «esseri inferiori», in ogni caso è lecito dire che siamo molto indietro in merito alla percezione e al rispetto dell’altro. Sarà per questo che le ragazze chiedono aiuto alla scuola, al luogo deputato alla formazione. Non alla famiglia.

L’arancione contro gli stereotipi

Oggi è la Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze istituita dall’Onu. A darci una misura delle violenze è il dossier “Indife sa”di Terre des Hommes, legato a una campagna che ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e che invita tutti a postare sui social qualcosa di colore arancione – un oggetto, uno slogan o un selfie – accompagnandolo con gli hashtag #OrangeRevolution e #indifesa. Di Arancione si colora oggi a Milano Palazzo Marino. L’Arancione è un colore che evita di farci scivolare nella trappola del “rosa”che, a sua volta, si tira dietro il “celeste”. Cioè la trappola dei rigidi stereotipi di genere: i maschi valgono di più, le femmine meno, premessa della violenza e dell’abuso. Premessa che funziona già tra i banchi di scuola e rafforza il bullismo di oggi e la violenza degli adulti del futuro. «Bisogna abbattere gli stereotipi di genere tra i ragazzi come strumento per prevenire la violenza sulle donne domani», ha dichiarato Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des Hommes.

L’importanza della scuola

Il dossier riporta i risultati di una ricerca condotta tra gli adolescenti: per il 45 per cento dei maschi «è l’uomo che deve di rigere la famiglia». Non stupisce allora che per il 93 per cento delle ragazze «la scuola dovrebbe inserire ore di educazione per la prevenzione della violenza sulle donne e per il rispetto dell’identità di genere». Le ragazze sanno che occorre lavorare sui valori, fare in modo che nel microcosmo scolastico non si perpetui quella visione del potere e del piacere che legittima la sopraffazione. La famiglia, d’altra parte, non è un luogo sicuro: crescono del 148 per cento gli atti sessuali con minori di 14 anni o con minori di 16 e l’adulto abusante è un parente stretto o un genitore affidatario.

Una cultura della prevenzione

In generale sono i bambini ad essere a rischio –perché facili prede -, e le femmine sono ancora più esposte. Nel 2015 in Italia i minori che hanno subìto violenza sono stati 5.080 (6 su 10 femmine) il 3% in più rispetto al 2011 (4.946). Aumento a tre cifre poi dei reati legati alla pornografia minorile (+543%: 148 casi nel 2015, di cui l’81% femmine, 23 nel 2011) e agli atti sessuali con minori di 14 o 16 anni (+148%: 411 vittime, contro le 166 dei 2011, di cui il 78% femmine). Dei minori vittime di violenza, oltre 770 hanno subìto violenza sessuale. Le ragazze vengono “puntate”non solo dagli adulti, ma dai coetanei: i dati del ministero della giustizia segnalano in carico dei Servizi sociali ben 817 minori di sesso maschile condannati per violenze sessuali; in più, 267 sono responsabili di sfruttamento della pornografia e prostituzione minorile.

Parla di prevenzione il presidente del Senato, Pietro Grasso: «È prioritario arrivare a una cultura della prevenzione sempre più capillare sul territorio, disporre di strumenti investigativi più efficaci, di una maggiore cooperazione internazionale giudiziaria e di un potenziamento dell’azione penale e di repressione ». Il dossier svela la condizione delle adolescenti anche oltre i confini italiani. Per le ragazze migranti alla sofferenza dell’esilio si somma l’atrocità dello stupro. In fuga dai conflitti, dalle dittature e dalla miseria sono vittime di violenze quotidiane: «nei lunghi viaggi per raggiungere l’Europa sono poche le donne e le ragazze che non abbiano subito abusi sessuali. Molte, allettate da false promesse, finiscono nel giro della prostituzione. Tante sono le donne che arrivano incinte sulle nostre coste. Tutte hanno subito traumi da privazioni e violenze e necessitano di un’assistenza psicologica specifica». Tutta culturale è poi la piaga delle mutilazioni genitali subìte da circa 200 milioni di donne e ragazze. Circa la metà di loro vive in Egitto, Etiopia e in Indonesia mentre le bambine mutilate al di sotto dei 14 anni sono 44 milioni.

Il dramma delle baby spose

Non meno tragiche le storie delle adolescenti costrette a un matrimonio precoce, le cosiddette baby spose, 16 milioni ogni anno, nate in aree di guerra ed emergenza, obbligate a sposare prima dei 18 anni maschi più anziani di oltre 10 anni, con gravi conseguenze per la salute, lo sviluppo della persona, l’istruzione. Terribile per tutti è nascere nei paesi in guerra come Iraq e Siria: «migliaia di ragazze sono ridotte schiave dei combattimenti –riporta il dossier -. I bambini e le bambine diventano prede di guerra, vengono rapiti o arruolati con la forza da eserciti regolari e da gruppi ribelli. In alcuni casi i più piccoli finiscono con l’imbracciare un fucile». E qui è proprio l’infanzia a venire cancellata.

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