A Tunisi i ‘Giusti’ dell’Islam, dalla Shoah all’Isis

Terrorismo
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Sorgerà all’interno dell’ambasciata italiana di Tunisi, il primo Giardino dei ‘Giusti’ in un Paese arabo

Sorgerà all’interno dell’ambasciata italiana di Tunisi, il primo Giardino dei ‘Giusti’ in un Paese arabo per ricordare coloro, di cultura e fede musulmana, hanno dato la vita o si sono battuti contro la violenza cieca, le persecuzioni, i genocidi, il terrorismo fondamentalista, le dittature.

Un gesto che vuole essere un segno di speranza in un momento tragico, mentre si susseguono attentati sanguinosi: l’ultimo a Nizza, 84 morti, e solo pochi giorni fa a Dacca, in Bangladesh, 20 vittime, e poi ancora a Baghdad, alla fine del Ramadan, 200 morti, fra cui moltissimi bambini. Se questa è la scia di sangue lasciata dal terrore solo nelle ultime settimane, c’è un’altra umanità che anche in queste occasioni, come in altre vicende storiche, ha rifiutato la logica delle stragi.

L’iniziativa di cui parliamo, è stata presa dall’associazione Gariwo e dal ministero degli Affari Esteri. “Gariwo – la foresta dei giusti”, nata a Milano nel 1999, ha preso spunto dal principio che ispirò il “Giardino dei giusti” in Israele nel quale vengono ricordati quanti rischiarono la vita o la persero per salvare gli ebrei dalle persecuzioni naziste; il concetto è stato esteso e, a partire da quel modello originario, sono state promosse numerose iniziative di questo tipo in varie parti del mondo di cui diverse in Italia.Tanti giardini per ricordare la storia, le vite, di tutti quelli che, in situazioni e epoche diverse, hanno cercato di opporsi a genocidi e massacri fondati sull’odio: dall’Armenia, allo stalinismo, fino al Rwanda.

Il giardino dei giusti di Tunisi viene inaugurato il 15 luglio alla presenza fra gli altri dall’ambasciatore italiano Raimondo de Cardona e dal premio nobel per la pace tunisino del 2015, Abdessatar Ben Moussa, presidente della Lega tunisina dei diritti dell’uomo. Ben Moussa ricevette il riconoscimento insieme agli altri tre componenti del quartetto del dialogo nazionale, l’organismo capace di portare a termine con successo la transizione democratica del Paese maghrebino, l’unico dove la primavera araba non sia stata schiacciata dal fondamentalismo o dai regimi militari. Insieme a loro il presidente di Gariwo Gabriele Nissim.

L’evento di Tunisi ha naturalmente un particolare significato perché propone all’attenzione dell’opinione pubblica uno sguardo diverso sul mondo arabo e musulmano e rompe il criterio della semplificazione ideologica. Così i primi cinque alberi del giardino di Tunisi, saranno dedicati ad altrettanti ‘Giusti’ di origine araba e musulmana: Faraaz Hussein, lo studente bengalese compreso tra gli ostaggi del ristorante Holey Artisan Bakery, a Dacca, che ha rinunciato a salvarsi pur di non abbandonare le sue amiche; Mohamed Naceur ben Abdesslem, la guida tunisina che mise in salvo un gruppo di italiani durante l’attentato al Museo del Bardo (e che interverrà alla cerimonia); Mohamed Bouazizi, il giovane ambulante tunisino che si diede fuoco in segno di estrema protesta per le condizioni di povertà in cui versava il suo Paese, è il simbolo della Rivoluzione dei Gelsomini (dalla quale prese il via la Primavera araba); Khaled Abdul Wahab, l’imprenditore tunisino che salvò dalle persecuzioni naziste un folto gruppo di ebrei durante la seconda guerra mondiale; Khaled al-Asaad, il “custode” di Palmira ucciso dai terroristi per non aver rivelato loro dove aveva nascosto i tesori dell’antica città. Storie diverse che, dalla seconda guerra mondiale, arrivano fino al fondamentalismo passando per la brutalità dei regimi arabi.

L’Osservatore romano, attraverso un intervento della storica Anna Foa, ha voluto mettere in rilievo l’importanza dell’iniziativa. “È un’iniziativa che apre un solco – si legge sul quotidiano della Santa Sede – nel mondo musulmano, fra coloro che vogliono vivere in pace con i non musulmani e gli estremisti sostenitori della guerra contro gli infedeli, dei massacri, del califfato. Non si tratta solo di chiamare tutti i musulmani alla dissociazione dai terroristi. È qualcosa di più: lo stabilire una linea di confine che non passa tra l’islam e il resto del mondo ma tra assassini e vittime, tra chi si schiera dalla parte delle vittime, anche a costo della vita, e chi la vita la spreca facendosi esplodere tra vecchi e bambini. È il riconoscimento delle responsabilità di ciascuno, non la guerra di civiltà”. “Salvare – aggiunge Anna Foa – è significativo come uccidere, forse di più. La storia degli atti di solidarietà, dei salvataggi, della resistenza al male, è parte essenziale della storia del male stesso, dei genocidi, delle violenze contro i civili. Senza i giusti non potremmo raccontare nemmeno la storia degli ingiusti”.

Già Papa Francesco con la sua recente visita in Armenia, aveva parlato esplicitamente del genocidio armeno (a lungo disconosciuto e negato) messo in atto dalle autorità e dalle forze militari turche all’inizio del ‘900, quindi aveva evocato ‘altri’ genocidi per poi spiegare che si riferiva alla Shoah, alle purghe staliniane, al Rwanda. Il termine e più in generale il dibattito intorno al tema dei carnefici e delle vittime si è esteso, e le parole del pontefice ne sono testimonianza, ha interessato vicende diverse, identificandosi con fenomeni di oppressione e persecuzione. E’ in questo contesto che emerge la storia ‘larga’ dei giusti, dalla Shoah alla Cambogia, dall’Armenia alle guerre balcaniche, fino ad approdare, oggi, al mondo arabo. Molte personalità hanno aderito all’iniziativa di Tunisi, fa loro Riccardo Noury, di Amnesty international Italia; Paolo Branca, docente di Lingua e Letteratura araba presso l’università Cattolica di Milano; Andrea Carandini, presidente del Fai, il Fondo Ambiente Italiano; la Comunità ebraica di Milano; Sylvie Guillaume, vicepresidente del parlamento europeo (del partito socialista francese); Minas Lourian, presidente dell’Unione degli armeni d’Italia; Adnane Mokrani, teologo musulmano e professore di studi islamici al Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica e alla Pontificia Università Gregoriana; Lia Quartapelle, capogruppo Pd alla commissione esteri e affari comunitari della Camera.

Nel suo messaggio di adesione, scrive fra l’altro Mokrani: “I Giusti sono quelli che danno senso alla Storia, alla memoria e all’esistenza umana sul pianeta Terra, sono quelli che ci assicurano che il piano di Dio nella creazione non è invano, quelli che annunciano che un futuro diverso è possibile, che la nostra fiducia nella bontà umana è ben fondata. Sono spesso persone nascoste e invisibili, che hanno preferito rischiare la vita fino a sacrificarla per salvare altre vite umane”.

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