A tre giorni dal voto ancora incertezza tra possibili accordi e nuove elezioni

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L’ultimo scandalo non sembra far retrocedere di molto l’elettorato conservatore, mentre il Psoe cerca di recuperare voti a sinistra

Il caso politico scoppia a pochissimi giorni dal voto: il quotidiano Público ha ottenuto e pubblicato le intercettazioni tra il ministro dell’Interno in carica, Jorge Fernández Díaz, del Partido Popular, e il direttore dell’ufficio antifrode in Catalogna, Daniel de Alfonso. Le conversazioni registrate con qualche mezzo di fortuna all’interno dell’ufficio del ministro, sembra che rivelino il tentativo di un complotto ordito dal Partido Popular (nelle discussioni si cita anche il presidente Mariano Rajoy) contro alcuni dirigenti dei partiti indipendentisti catalani Esquerra Republicana de Catalunya (Erc) e Convergència Democràtica de Catalunya (Cdc). Il fatto risale alla fine del 2014 quando gli indipendentisti erano in piena mobilitazione per il referendum sull’indipendenza catalana. Il quotidiano, dover di cronaca, è uno degli sponsor principali di Podemos, Pablo Iglesias conduce da anni un programma all’interno di una televisione, La Tuerka, che fa riferimento al quotidiano Público nel quale venne intervistato, dal leader di Podemos, anche Toni Negri.

Le richieste di dimissioni da parte delle opposizioni sono state immediate, così come anche dai comizi è stato fortemente sottolineato l’ennesimo caso di corruzione all’interno del Partido Popular. Ma anche quest’ultimo accadimento non sembra far retrocedere di molto l’elettorato conservatore. Anzi. Se i sondaggi sono vietati nei cinque giorni che precedono il voto, l’Electograph (piattaforma che si occupa di sondaggi elettorali), aggira la legge pubblicando i prezzi della frutta riportando una situazione ancora molto incerta.

https://twitter.com/Electograph/status/745571506533597184

Il Partido Popular sembra in netta ripresa dalle precedenti elezioni, dovrebbe recuperare un punto o due percentuali, fondamentali in questa fase. La campagna elettorale dei conservatori non è stata entusiasmante, il premier Mariano Rajoy però è riuscito a difendersi nei vari dibattiti e ha giocato una strategia molto fine. Ovvero, mentre nella precedente elezione cercava di non legittimare gli altri due partiti che stavano dirompendo nella politica spagnola (Ciudadanos e Podemos) non presentandosi neanche ai dibattiti a quattro; a questa tornata elettorale, probabilmente non potendo fare diversamente, Rajoy ha chiamato all’adunata i propri elettori in vista del pericolo Podemos. La tattica è servita per polarizzare lo schieramento: “Da una parte il nuovo Venezuela di Podemos e dall’altra l’affidabile Partido Popular” e ottenendo non poco. La costruzione del nemico ha ricompattato i conservatori, ma ha comportato anche la nascita del blocco dei moderati contro quello di Podemos, mettendo in serio pericolo qualsiasi tipo di alleanza tra il partito di Iglesias e i socialisti.

Dall’altra parte quindi c’è Podemos che insieme a Izquierda Unida ed altre sigle si presenterà come Unidos Podemos. La loro campagna elettorale è stata molto “passionale”: un cuore arcobaleno come simbolo e il “ritorno del sorriso” come motto. Non è solo una scelta di marketing, quella di Unidos Podemos, ma una delle migliori strategie al fine di costituire un “noi” da parte del partito di Iglesias. Nel 2014, lo slogan era “Quando è stata l’ultima volta che hai votato con speranza?” a dimostrazione di come questa nuova dialettica serva al partito al fine di costruire un soggetto nel quale la gente possa identificarsi. Passione, che non ha nulla a che vedere con una “passione irrazionale” come sostiene Iñigo Errejon (numero due di Podemos) nel suo libro Construir Pueblo. Stando agli ultimi sondaggi, Unidos Podemos, dovrebbe compiere il tanto sperato “sorpasso” (italianismo abusato in Spagna in questo periodo) ai danni del Partito socialista spagnolo, il Psoe. Infatti, oltre alla somma delle percentuali di Izquierda Unida e di Podemos ci sarebbe da aggiungere anche la conquista di due punti percentuali in quest’ultima campagna elettorale.

L’alleanza tra i due partiti, però, non è stata digerita da una parte consistente della dirigenza di Izquierda Unida; molti all’interno di Podemos non hanno visto con piacere le falci e martello che sventolavano durante i comizi congiunti; Errejon ha più volte sottolineato come il comunismo sia un retaggio storico del passato (dentro Izquierda Unida figura il Pce, partito comunista spagnolo). Queste, ed altre contraddizioni, non sembrano aver smorzato la forza delle due formazioni: gli accordi di programma tra i due partiti son molto chiari, nei quali trova spazio anche la questione catalana de il referendum.

Difficile, invece, sarà poter conciliare la forza populista di Podemos e la loro dialettica del “basso/alto” (che sostituisce il tradizionale “destra/sinistra”) con la storia della sinistra radicale spagnola. I posti nel parlamento sono a sinistra, l’alleanza è con i comunisti, il programma è di sinistra radicale la cosa che cambia però nella strategia di Podemos è il non voler essere il continuum delle esperienze giudicate fallimentari della sinistra radicale europea (non solo, nella loro ideologia c’è anche una lettura strategica postmarxista). Questo accordo, insomma, porta con sé varie contraddizioni e sarà difficile per Alberto Garzón, leader di Izquierda Unida, poter divincolarsi in questo scenario.

L’ “abiura” del passato da parte di Podemos fornisce un inspettato assist al Psoe. Ancora in calo nei sondaggi, il partito socialista, cerca di riprendersi qualche voto a sinistra accusando Podemos di essere una falsa sinistra, ma soprattutto, con le parole del leader Pedro Sánchez pronunciate durante un incontro a Fuenlabrada (Madrid), esigendo rispetto per la storia del Partido Comunista. Dopo poche ore gli ha fatto eco la presidente del parlamento andaluso e numero due del partito, Susana Díaz, che ha ricordato la figura di uno dei padri della democrazia spagnola, il comunista Santiago Carrillo. Ma la crisi dei socialisti sembra non arrestarsi: la rielezione di Pedro Sánchez, alle primarie senza sfidanti, è stato l’emblema della situazione disastrosa che sta vivendo il partito in questo momento. La campagna elettorale ha avuto come obiettivo quello di riconquistare il voto dei possibili astensionisti socialisti, dialettica che non ha pagato perché sembra che i socialisti si siano spostati verso Unidos Podemos o Ciudadanos.

Il partito di Albert Rivera, invece, dovrebbe perdere qualche punto percentuale secondo i sondaggi. La campagna è stata direzionata all’attacco (e molte volte in maniera ridicola) dei due poli Podemos e Rajoy, strategia che in molti hanno riletto come frutto della vecchia politica facendo perdere a Rivera e al suo partito, una grande parte dell’elettorato che lo aveva visto come il rottamatore spagnolo.

In tutto ciò, mentre si celebra il definitivo addio al bipartitismo e nell’incertezza più totale di possibili accordi o nuove elezioni, nel popolo spagnolo cresce la fiducia in Felipe VI che ha appena compiuto i suoi due anni al trono. Un dato molto interessante, sociologicamente parlando.

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