A rischio il progetto europeo. 6 Paesi per la sospensione di Schengen

Europa
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L’articolo 26 del Codice delle frontiere di Schengen, permette, a certe condizioni, di prorogare dagli attuali sei mesi a due anni le misure di ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere

La libera circolazione nell’area Schengen e l’idea stessa del progetto europeo è a rischio. Mancano poche settimane e poi alcuni Stati europei hanno “invitato la Commissione Ue a preparare le procedure per l’attivazione dell’articolo 26 nell’ambito del codice Schengen”, come ha riferito il ministro olandese alla Sicurezza e presidente di turno, Klaas Dijkhoff. E’ questo il risultato della riunione dei ministri dell’Interno dell’Ue che si è tenuta ieri ad Amsterdam.

L’articolo 26 del Codice delle frontiere di Schengen, permette, a certe condizioni, di prorogare dagli attuali sei mesi a due anni le misure di ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne dell’area di libera circolazione, quando queste misure siano state adottate da uno o più Stati membri a causa di una “minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna”.

Al momento sei Stati membri dell’Ue (Germania, Austria, Danimarca, Svezia, Francia, Slovenia) e un settimo paese membro dello spazio Schengen ma non dell’Ue, la Norvegia. La condizione principale affinché questa proroga fino a due anni sia possibile è che la Commissione abbia prima constatato, in uno o più Stati membri e con un rapporto di valutazione specifico, “gravi carenze nello svolgimento dei controlli alle frontiere esterne” che determinino, anche in questo caso, “una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza” in seno allo spazio Schengen.

La valutazione sull’esistenza di eventuali “carenze gravi” nei controlli alle frontiere esterne di Schengen in Grecia è già in corso da parte della Commissione, e dovrebbe essere completata prima dell’inizio di maggio, quando scadranno i sei mesi di durata massima dei controlli temporanei alle frontiere interne dai sette paesi che li hanno reintrodotti finora.

Se la Commissione accerterà le “carenze gravi” in Grecia, e se Atene non sarà riuscita nel frattempo a porvi rimedio, l’Esecutivo comunitario potrà presentare una proposta di raccomandazione al Consiglio Ue che solleciti il mantenimento dei controlli temporanei già reintrodotti alle frontiere interne fino a due anni in totale, sommando tre ulteriori proroghe di sei mesi. La decisione sulla raccomandazione in Consiglio Ue può essere presa a maggioranza qualificata.

L’attivazione dell’articolo 26 serve a tenere dentro Schengen i paesi membri che potrebbero essere costretti, altrimenti, a uscirne per poter mantenere controlli considerati necessari alla sicurezza interna. Lo ha spiegato lo stesso ministro Dijkhoff, affermando che la discussione sull’articolo 26 “si è svolta chiaramente non nella prospettiva di cacciar fuori un paese, ma in quella di tenere gli altri dentro continuando ad applicare le loro misure nazionali temporanee”, visto che la scadenza “normale” di sei mesi “non sarebbe abbastanza lontana da permettere di risolvere la crisi e smantellare i controlli”.

“Stiamo rischiando molto sulla questione migranti, e come l’Italia dice da tanti mesi, il fatto che stiamo difendendo le regole di Dublino sta mettendo a rischio gli accordi di Schengen e la libertà di circolazione nell’Ue”ha detto il ministro degli esteri Paolo Gentiloni in un’intervista a Christiane Amanpour sulla Cnn. “Dobbiamo dividere l’onere dell’immigrazione – ha continuato – perchè se continuiamo a incolpare la Grecia o i Paesi di primo arrivo l’unico risultato sarà niente più Schengen e questo sarebbe molto pericoloso per l’Europa”.

Non è chiaro se il rapporto della Commissione sulle frontiere in Grecia – che non sarà reso pubblico per ragioni di sicurezza – potrebbe essere pronto per il prossimo vertice Ue di metà febbraio, a Bruxelles.

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