A Ravenna c’è chi ricorda il gerarca Ettore Muti. E il parroco attacca le unioni gay

Cronaca
Ettore Muti

Come ogni anno l’associazione Arditi d’Italia commemora il gerarca fascista. Nell’omelia don Lasagni – che aveva già fatto discutere negli anni scorsi – contro le coppie omosessuali definite “contro natura”

Oggi (una parte di) Ravenna ricorda il gerarca fascista Ettore Muti, per un anno segretario del Partito nazionale fascista, a 73 anni dalla sua morte. La commemorazione, organizzata dall’associazione Arditi d’Italia ha creato non poche polemiche nei giorni scorsi e probabilmente continuerà a crearne nei prossimi giorni, anche per le parole usate oggi da don Lorenzo Lasagni, parroco di Pisignano di Cervia che che ha tenuto l’omelia.

Tante le richieste alle autorità per vietare la cerimonia che alla fine si è svolta regolarmente vietino la cerimonia: sono intervenuti l’Anpi, i sindacati Cgil, Cisl e Uil, i deputati di Sinistra Italiana e Possibile Giovanni Paglia e Andrea Maestri, la lista civica di sinistra Ravenna in Comune. Secondo l’Anpi, la celebrazione di Muti “ha perso il suo mero carattere commemorativo, ed è diventata una manifestazione che esalta un nuovo fascismo. A volte lo fa esplicitamente, e a volte con altri nomi e altre sigle. Questa è apologia, ed è vietata”.

Lo stesso sindaco di Ravenna Michele De Pascale rispondendo a un’interrogazione, ha definito “pericolosa” la cerimonia di commemorazione, ma – ha aggiunto il primo cittadino – si tratta di una cerimonia “è consentita dal regolamento di polizia mortuaria”. Per questo motivo, non è possibile fare granché. Il sindaco ha comunque scritto al prefetto e al questore chiedendo garanzie per impedire “l’ingresso alle persone munite di bandiere, drappi o vessilli”, e “ogni tipo di orazione all’interno dell’area cimiteriale e ogni gestualità inneggiante al fascismo”.

E così è stato: nessun momento di tensione, nessun simbolo politico e nessun saluto romano durante l’evento. Nulla si è potuto fare, però, per le parole del parroco che già due anni fa aveva tenuto un’omelia che aveva fatto scalpore, perché aveva ricordato il gerarca fascista come una “persona da imitare e da seguire”.

Evidentemente un anno senza parole forti al parroco sono bastate, perché quest’anno sempre don Lasagni è tornato alla carica anche se, ha anticipato, prima di iniziare il suo intervento, di aver fatto leggere prima il testo al suo vescovo che gli “ha comandato di non parlare di Ettore Muti”.

Il prete si è però scatenato su altri temi, come la legge sulle unioni civili, definita un “attacco frontale e sconsiderato all’istituto della famiglia basata sull’unione tra uomo e donna”, le coppie omosessuali che sono “contro natura: la natura non è un’opinione” e l’interruzione di gravidanza (“l’abominevole delitto dell’aborto di Stato”, ha detto don Lasagni).

Non è mancato un attacco a coloro che si sono opposti nei giorni scorsi alla commemorazione: il parroco ha addirittura scomodato Alessandro Manzoni, definendo Anpi, sindacati e deputati dei “moderni don Rodrigo” che “con l’aiuto di sinistri Bravi progettano di mandare a monte un momento di preghiera e umanità”.

Quest’anno più che apologia di fascismo è stata una vera e propria apologia del Medioevo.

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