A Ragusa i No Triv grillini usano le royalties come bancomat

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Il consigliere regionale siciliano Dipasquale ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per l’uso improprio delle royalties

Predicano bene e razzolano male. Anche quando si tratta di una battaglia di bandiera come quella portata avanti dai grillini per il Sì al referendum sulle trivelle. Certo che in questa campagna referendaria ci siamo abituati davvero un po’ a tutto: dalle punte di troglodismo comunicativo di Trivella tua sorellaalle spiegazioni, evidentemente necessarie, sulla natura referendaria del quesito del 17 aprile definita dal presidente emerito Napolitano che ha parlato di referendum “strumentale” e “inconsistente”.

Ora che si avvicina la data del 17 aprile e che i toni di scontro tra chi sostiene il Sì, il No e l’astensione diventano più duri, l‘incoerenza del M5S sul tema estrazioni petrolifere si fa grande come una casa.

Mentre a Strasburgo il M5S  presenta una interrogazione alla Commissione Ue sulle posizioni espresse dal premier Renzi che ha invitato gli italiani a non andare a votare e che, secondo la loro tesi, andrebbero contro gli articoli 10 e 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, nella città di Ragusa, l’amministrazione pentastellata guidata da Federico Piccitto, è l’emblema dell’atteggiamento da Giano Bifronte del Movimento sul tema.

Piccitto, è bene ricordarlo, aveva dichiarato in campagna elettorale di voler fermare le trivelle. Invece poi succede che vince le amministrative e decide di  sbloccare le opere edilizie necessarie a supporto della trivellazione.  Eppure gli attivisti pentastellati, soprattutto quelli siciliani, avevano creduto alle promesse fatte dal movimento di Beppe Grillo: ferma opposizione alle trivellazioni e proposta di un modello di sviluppo diverso e sostenibile, per dare finalmente un futuro economico alla Sicilia.

Certo la battaglia ambientalista va bene, ma se bisogna rinunciare alle royalties, il quadro della coerenza grillina entra in crisi. Ad aggravare la posizione già precaria, c’è poi l’uso che delle royalties viene fatto:  i 28 milioni di euro del 2015, sommati ai 14 milioni di euro del 2014 versate dalle compagnie petrolifere nelle casse comunali di Ragusa sono un tesoretto con i cui i grillini pagano le spese correnti del comune.

royal 6Servizi come il trasporto degli alunni, gli asili nido e la refezione scolastica vengono sovvenzionati grazie a queste somme, come dichiarato dalla stessa amministrazione che ha presentato tanto di slide in conferenza stampa. E come spiegato dalla stessa giunta Piccitto le royalties sono utilizzate per quelle spese, non obbligatorie del Comune, destinate ai servizi, al welfare, alla cultura e allo sport.

Eppure il Decreto Legislativo 25 novembre 1996, n. 625  e la legge regionale L.r  n.9 del 15  maggio 2013 dicono altro. In particolare l’articolo 13 comma 4 di quest’ultimo recita: “I comuni destinano tali risorse allo sviluppo dell’occupazione e delle attività economiche, all’incremento industriale e ad interventi di miglioramento ambientale delle aree dove si svolgono le ricerche e le coltivazioni”. Insomma sviluppo e lavoro e non spesa corrente.

Su questa base la Corte dei Conti in Basilicata aveva già stigmatizzato tale comportamento: le royalties non andrebbero “considerate entrate tributarie”. E’ la posizione spiegata dal giudice contabile Giuseppe Teti a proposito del referto sull’utilizzo delle risorse generate dall’estrazione petrolifera in Basilicata.

Se a questo si aggiunge che l’amministrazione pentastellata ha bocciato la proposta presentata dai consiglieri comunali del Partito Democratico, Mario D’Asta e Mario Chiavola, sulla istituzione della Commissione di studio sui proventi derivanti dall’attività estrattiva petrolifera, la mancanza di trasparenza si fa più grave.

L’ultimo capitolo della vicende lo scriverà la Procura della Corte dei Conti. Un esposto per l’utilizzo improprio delle royalties è stato presentato da Nello Dipasquale, deputato regionale del Pd.

La relazione-denuncia riguarda le “criticità rilevate sul bilancio di previsione del Comune di Ragusa 2015”. Vi sarebbero, secondo Dipasquale, infatti una serie di incongruità e violazioni sullo strumento finanziario approvato il 12 ottobre scorso dal Consiglio comunale e che potrebbero vedere la correità della maggioranza che l’ha votato.

Dipasquale, inoltre, aveva proposto il comma 19 dell’articolo 8 della Finanziaria in discussione all’Ars, una norma che prevedeva che i comuni potessero utilizzare le somme derivanti dalle royaltyes solo per interventi di riqualificazione urbana, riduzione della pressione fiscale, tutela dei siti Unesco o servizi di assistenza ai disabili. E che operava una ripartizione dei proventi derivanti dallo sfruttamento e coltivazione dei giacimenti petroliferi a tutti i comuni della provincia di Ragusa, e non al solo comune di capoluogo.

La bocciatura (a voto segreto) portata avanti anche dai grillini è l’ennesimo voltagabbana nella strada del governo pentastellato messo alla prova dei fatti.

 

 

 

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