A Pomezia sanatoria Cinquestelle per abusi edilizi

M5S
Beppe Grillo a Torvajanica per le elezioni comunali 6 maggio 2013 a Torvajanica Roma

La Regione Lazio contro il sindaco del comune laziale Fabio Fucci che ha cambiato col sostegno del gruppo grillino le norme urbanistiche per l’edilizia

È una stella appannata, che brilla ad intermittenza, quella dell’ambientalismo grillino. Da Parma (con l’inceneritore) a Ragusa (con le trivelle) passando per Civitavecchia (con l’accordo Enel), per gli amministratori pentastellati si tratta di un campo minato su cui si può saltare come nel caso di Gela, dove il primo cittadino Domenico Messinese è stato espulso dal M5S per avere, tra l’altro “avallato il protocollo di intesa tra Eni, Ministero dello Sviluppo economico e Regione Siciliana”.

Alla lista dei voltagabbana dei valori grillini si aggiunge in corsa il Sindaco di Pomezia Fabio Fucci per una vicenda di abusi edilizi, procedure amministrative irregolari ed omissive e due indagini attualmente in corso.

Al centro dei fatti ci sono nove palazzine, realizzate da altrettante cooperative edilizie in via Almirante e via Romualdi, a Pomezia. Per costruire quegli edifici, dice una sentenza del Tribunale di Velletri, n. 2500 del 2014, furono rilasciati tra il 2006 e il 2007 una serie di permessi a costruire irregolari, che consentivano la realizzazione di altri due piani (il 6° e il 7°). Per quei fatti andarono a processo l’ex dirigente all’urbanistica, per abuso d’ufficio e falso ideologico, e altri dipendenti del Comune. Nei loro confronti intervenne la prescrizione dei reati ma il Tribunale inviò comunque al Sindaco di Pomezia (nel 2014 era già Fabio Fucci) copia degli atti “per le determinazioni di sua competenza in ordine agli abusi”.

Al Sindaco, che nel 2013 deliberò con la sua Giunta che il Comune si sarebbe costituito parte civile nel processo a carico di quei dipendenti, spettava quindi il compito di intervenire sulle irregolarità edilizie riscontrate.

E invece il Sindaco Fucci cosa decide di fare? Semplice: cambia le norme tecniche urbanistiche che rendevano abusivi il 6° e 7° piano. Così lo scorso 29 settembre, approvando una delibera in consiglio comunale, il gruppo del movimento Cinquestelle ha cercato di “sanare” la situazione. Il documento non è stato discusso ed è passato in quattro minuti in assenza dell’opposizione che era uscita dall’aula.

Peccato che secondo la Regione Lazio si sia trattato di un atto illegittimo perché cambia le regole del gioco proprio in virtù del fatto che sono state violate. Tant’è che anche l’area anti-abusivismo edilizio della Regione Lazio ha inviato una serie di lettere al Comune pentastellato. In particolare lo scorso 24 novembre la Direzione regionale ha accusato il Comune di aver messo in atto “procedure amministrative irregolari e omissive” (e annuncia di aver mandato tutte le carte alla Procura di Velletri).

La Regione Lazio inoltre ha prima richiesto al Comune di Pomezia di procedere immediatamente o alla demolizione degli abusi o all’emanazione di una forte sanzione pecuniaria, e poi ha avvertito che in caso contrario avrebbe usato i suoi poteri sostitutivi. Diceva la Regione, tra l’altro, che nonostante diversi solleciti e nonostante la chiara sentenza del Tribunale, fino a novembre 2015 il Comune non avrebbe proceduto a effettuare i controlli sulle palazzine in questione.

Perché allora tutti questi ritardi nei controlli? Eppure ci ricordiamo bene di quando Fucci sin dal suo insediamento (e prima ancora in campagna elettorale) aveva annunciato una battaglia a favore della lotta agli abusi edilizi. Intanto è interessante sapere che uno degli appartamenti in questione è stato acquistato dal padre di Lorenzo Sbizzera, assessore grillino molto vicino a Fucci all’interno del Comune. Il rogito, inoltre, ha una tempistica particolare: viene fatto proprio a cavallo tra la sentenza del tribunale di Velletri e prima della “sanatoria” promossa dal M5S.

Nel frattempo molti di quegli appartamenti sono stati prenotati, altri rogitati, nonostante sulle palazzine siano ancora presenti abusi edilizi, con le famiglie che vivono al loro interno che rischiano di dover pagare il prezzo più alto di questa storia vista la gestione incauta che è stata fatta finora della vicenda. Tutto è naturalmente al vaglio degli inquirenti, a seguito di un esposto contro due delle nove cooperative da parte degli avvocati Falco e Fiorini, che seguono alcuni prenotatari e che per primi si sono rivolti alla Regione per accertare le eventuali responsabilità.

Dai grillini un silenzio assordante. Nonostante gli elementi preoccupanti emersi negli ultimi mesi, da quando la Regione Lazio ha iniziato a bersagliare il Comune di solleciti e inviti più o meno “energici”, a Pomezia l’argomento non viene sfiorato nemmeno da lontano. Non ne parla l’Amministrazione, non ne parla il Movimento 5 Stelle e, curiosamente, non ne parla nemmeno l’opposizione: un arco di partiti e movimenti che va da destra a sinistra. Eccezion fatta, va detto, per il segretario locale dei Giovani Democratici Danilo Risi (che però non siede in consiglio comunale) e che ha chiesto al Sindaco di ritirare la delibera con cui, di fatto, si convalidavano i permessi a costruire irregolari. Quale migliore occasione per il Movimento 5 Stelle di dimostrare la propria trasparenza amministrativa, magari affrontando in modo aperto e pubblico la questione con una commissione d’inchiesta?

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