“A Ostia i Cinque stelle inghiottiti dalla palude”

M5S
L'Assessore alla Legalit‡ Alfonso Sabella, e il Sindaco di Roma Ignazio Marino, a Ostia, 14 aprile 2015. 
ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

L’assessore alla Legalità Alfonso Sabella: “Da tempo segnaliamo come il Movimento sul litorale sia nelle mani di personaggi ambigui”

«Da tempo noi diciamo che i Cinque stelle sul litorale romano si sono fatti inghiottire dalla palude. Confondono i buoni con i cattivi. E devono stare attenti a chi si fanno rappresentare». Alfonso Sabella, assessore alla Legalità del comune di Roma mastica amaro per la storia del dossier denuncia pronto per essere consegnato alla commissione Antimafia.

Lo ha letto anche lui. «Una parte, la prima – spiega – è anche ben fatta e calzante» dice. «Ma tutto il resto, gli attacchi a Libera, sono vere e proprie calunnie». Don Ciotti, fondatore del movimento contro le mafie, le ha già presentate. «Ma quello che inquieta – aggiunge Sabella – per chi come me all’inizio ha condiviso buona parte delle battaglie del Movimento è vedere come su Ostia ormai siano abbandonanti e ripetuti a distanza di mesi gli indizi che provano come i nobili e i puri dei Cinque stelle sono dalla parte sbagliata nella battaglia per la legalità».

Sabella e l’allora commissario di Ostia Stefano Esposito (ora assessore al traffico in Campidoglio) analizzano il fenomeno da mesi. Esposito ha consegnato a giugno al presidente dell’Antimafia Rosy Bindi un dossier con cui, facendo nomi e cognomi, denunciava come a Ostia il confine tra mafia e antimafia sia ormai saltato. E come spesso l’antimafia «sia rappresentata da finte associazioni antimafia che sfruttano il brand per fare invece affari e gestire potere che a Ostia vuol dire soprattutto la gestione delle spiagge». Esposito non ha dubbi: «I Cinque stelle del litorale o sono opachi oppure sono inconsapevoli- collusi». È un puzzle complicato quello tracciato dai due assessori. Con qualche pedina chiave e un fatto da tenere al centro dei fatti: Sabella ed Esposito, nella loro attività di bonifica del litorale, hanno sottratto alcune spiaggie alle vecchie gestioni. Tra queste anche la spiaggia affidata a Libera e per questo da mesi al centro di attacchi assurdi. All’origine di tutto ci sarebbe un ingegnere «la cui ultima dichiarazione dei redditi risale al 2006», molto attivo sul litorale anche con la moglie con una società che si occupa di urbanistica.

L’ingegnere si è candidato nel 2013 in una lista che appoggiava Marino, prese qualche decina di voti in nome dei quali pretese di avere un incarico chiave a Ostia come quello dell’urbanistica. Richiesta non soddisfatta che avrebbe originato la guerra. Accanto all’ingegnere si muoverebbe l’ormai ex consigliere grillino Paolo Ferrara, militare della Guardia di finanza che, secondo Esposito, «sarebbe tornato in servizio da quando è stato sciolto definitivamente il municipio».

Il grillino Ferrara ha celebrato le nozze di Roberto Bocchini, ex gestore della spiaggia Faber e dell’altra spiaggia nell’aprile scorso data in gestione a Libera. Bocchini si era aggiudicato quelle spiagge senza averne i titoli visto che ha condanne per resistenza a pubblico ufficiale e occupazione abusiva. Da segnalare anche il ruolo di due ex poliziotti, Pascale e Fierro, animatori di una delle associazioni antimafia che, secondo i sospetti degli assessori, «è in realtà l’alibi perfetto per coprire altri affari». Sarebbero Pascale e Fierro gli autori del dossier che non è mai stato consegnato alla commissione antimafia.

È probabile che parlamentari grillini più esperti di cose di mafia, ad esempio il senatore Gianrusso, abbiano stoppato la consegna del dossier. Che nel frattempo è stato veicolato via web e sui giornali. «Secondo un vero stile mafioso» osserva Esposito. Sabella sottolinea anche come «i Cinaue stelle a Ostia siano sempre più spesso accompagnati da gente di Casa Pound». Ora il punto è che in questa realtà periferica quanto meno opaca, ci si è calato mani e piedi il direttorio dei Cinque stelle. Alessandro Di Battista gode di

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