A Lecce nasce Mabasta, giovani contro il bullismo

Tipi tosti
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Un’idea importante e una campagna di crowdfunding per autofinanziarsi. Nasce così Mabasta, il Movimento Anti Bullismo Animato da Studenti Adolescenti

La lotta ai bulli? All’Istituto Tecnico economico “Galilei Costa” di Lecce provano a farla i ragazzi, i quattordici della futura seconda A che, a febbraio scorso, hanno fondato Mabasta (il Movimento Anti Bullismo Animato da Studenti Adolescenti) e due mesi fa avviato una campagna di crowdfunding per autofinanziarsi.

A guidare: Giorgio Armillis, Martina Caracciolo, Mattia Carluccio, Mirko Cazzato, Jacopo De Lucia, Patrick De Silla, Marta Di Giuseppe, Lorenzo Greco, Niki Greco, Simone La Gioia, Francesca Laudisa, Michela Montagna, Edoardo Sartori, Alice Stamerra, c’è il loro prof di informatica, Daniele Manni, nato nel ‘59 a Galt (Ontario, Canada), che spiega: “L’idea è nata dopo una lezione su una dodicenne di Pordenone che, vittima di continui soprusi da parte dei suoi compagni di scuola, aveva tentato di togliersi la vita. Non volevamo più aspettare iniziative dall’alto, dal mondo degli adulti, che spesso si rivelano fallimentari. Abbiamo pensato ad un’associazione di giovanissimi, che parlasse e aiutasse i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 20 anni e usasse i loro mezzi di comunicazione. E’ nata Mabasta, un’iniziativa unica in Italia, che ha già raccolto l’adesione di molti istituti della Penisola”.

In poche settimane i ragazzi hanno creato la pagina Facebook realizzato il sito, imparato ad utilizzare i social media, software speciali per loghi e avviato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Eppela con l’obiettivo di raccogliere cinque mila euro in 40 giorni. Da giugno scorso ne hanno messi insieme più di cinquemila e duecento, che serviranno a finanziare vari progetti. Tra questi, il centro di ascolto online, che diventerà uno strumento pratico e veloce per fare segnalazioni, raggiungibile attraverso smartphone, tablet o pc.

“Più che tosti – afferma Manni – i miei ragazzi sono dei changemakers. Il mio grande motivo di orgoglio. Senza trascurare gli impegni scolastici, si stanno dando da fare  perché l’associazione diventi un valido supporto per quei ragazzi fragili che non riescono a denunciare”.

Ma la lotta al bullismo e al cyberbullismo, fa intendere il prof, passerà attraverso altri progetti: l’istituzione a breve dei bulliziotti, fratelli più grandi o studenti scelti non tra le vittime che, una volta ricevuta una segnalazione, potranno agire da soli o provare a coinvolgere dirigenti e prof, psicologi e, in casi estremi, anche le forze dell’ordine. E la BulliBox,una scatola chiusa, sistemata in una posizione strategica della scuola, in cui si potranno imbucare segnalazioni in modo anonimo.

“Ci auguriamo – conclude – che tanti ragazzi non si sentano più soli. Crediamo di essere sulla strada giusta perché molte scuole si sono dichiarate disponibili ad essere debullizzate, collaborando con il nostro Istituto”.

A sentire Manni, in crescita è il cyberbullismo, “una forma – dice – decisamente più subdola e  dolorosa,  che colpisce soprattutto le ragazze. Cosa fare? Oltre ad aver istituito l’associazione, pensiamo che fondamentale sia far aumentare l’autostima di tutti i ragazzi. Ci proviamo con progetti che potenzino la loro creatività e li facciano sentire capaci di cambiamenti. Piccoli o grandi, non ha importanza”.

L’impegno di Fastweb si inserisce nell’ambito di FastUP School, l’iniziativa per la promozione della cultura digitale nelle scuole italiane, nata dalla firma del protocollo d’intesa tra Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Fastweb ed Eppela.

Lasciamo i giovanissimi tipi tosti di Lecce e spostiamoci nel Veneto, di preciso a Cittadella(Padova), dove vive una senegalese di 40 anni, che è riuscita a realizzare il sogno di bambina.

Si tratta di Jeannette Badiane, nel nostro Paese dal ’97.

janette 2“Sono arrivata in Italia – racconta- spinta da mia sorella, Aida, di 35 anni, che in Trentino aveva trovato lavoro e viveva bene. Ho lasciato il Senegal e interrotto i miei studi di lingue per motivi di famiglia e mi sono trasferita a Merano, dove ho lavorato prima per un’impresa di pulizia, poi come badante. Sono stata accolta bene, ho trovato molto affettuosi i trentini. Nel 2000 mi sono spostata a Cittadella. Lì ho conosciuto e sposato un senegalese, operaio e lavorato per undici anni in un’azienda di rivestimenti di pavimenti in legno. Due anni fa è arrivata la Cassa integrazione. Lavoravo a giorni alterni e mi sentivo delusa. Però, non volevo rassegnarmi. Ho chiesto al Comune di assegnarmi pochi ettari da coltivare: il mio sogno sin da quando ero piccola. I tempi burocratici dell’amministrazione comunale non mi hanno permesso di sfruttare i terreni pubblici. Ci contavo molto. Così mi sono rivolta ad una cooperativa che coltivava prodotti locali. Ho iniziato a lavorare, ma mi mancava sempre qualcosa. Volevo provare a coltivare prodotti diversi. Quelli della mia terra. Così su tre ettari, presi in affitto da un’azienda che produce ortaggi a Piazzola sul Brenta (Padova) ho cominciato a piantare semi importati dal Senegal dimelanzane amare, peperoncino piccante, ocra e carcadé. Con il trattamento di fine rapporto e l’aiuto di agricoltori senegalesi ho aperto una mia azienda,Casamansce, che nella mia lingua significa città della pace. Con amici e parenti ho imparato non solo a seminare, ma anche a raccogliere e vendere”.

Oggi Jannette, mamma di tre figlie di 19, 14 e 8 anni, lavora dalle 5 alle 22 e fa quasi tutto da sola. Solo nel periodo della raccolta quattro amici, connazionali, le danno una mano. Quando non è impegnata con la scuola e i compiti, l’aiuta sua figlia più grande. I prodotti di Jannette sono in vendita in alcuni negozi di amici senegalesi, a Vicenza, Verona e Bassano del Grappa.

In futuro? “L’anno prossimo – annuncia –  assumerò due persone. Il lavoro, anche se mi soddisfa, è molto pesante. Del resto, me lo dicevano sempre in Senegal quando ero piccola, che lavorare la terra è per uomini.  Forse quando aprirò un negozio – mi auguro tra un paio di anni – non mi stresserò più. E chissà, riuscirò a vendere i miei peperoncini sottaceto e sottolio  anche agli italiani, che si ostinano a comprare gli stessi prodotti dai cinesi. Se mi sento tosta? No, per niente. Faccio solo il mio dovere, con passione. Se ami davvero una cosa, la fai senza lamentarti e riesci a trovare sempre un motivo per andare avanti”.

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