Scoppia il Raggi-gate. Tutti i dubbi su quegli incarichi

Amministrative
Virginia Raggi a Palazzo Valentini durante l'incontro ''Roma oltre la baraccopoli'', Roma 23 Marzo 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il Pd: “C’è il rischio di ineleggibilità?”. La candidata grillina: “Solo fango”

La storia raccontata da Marco Lillo, sul Fatto Quotidiano, sui due incarichi che Virginia Raggi ha ricevuto dall’Azienda Sanitaria Locale di Civitavecchia mentre era consigliera comunale mette in discussione uno dei valori cardine da sempre sbandierati dal M5S: il dovere della trasparenza.

La vicenda sta suscitando un vespaio di polemiche sul comportamento della candidata grillina a sindaco di Roma.

Viene da domandarsi come mai l’avvocatessa non abbia dichiarato immediatamente, ma solo in un momento successivo, gli incarichi che sono stati affidati dall’Asl Roma F di Civitavecchia per fare causa al dottor Giuseppe Crocchianti, deceduto a febbraio: il primo da 8 mila del luglio 2012; il secondo da 5 mila del luglio 2014, quando Raggi era già consigliera M5S.

Si noti che l’incarico di consulenza venne affidato dal direttore della USL RM F Salvatore Squarcione (nominato dalla Polverini) e coadiuvato dal direttore amministrativo Paolo Risso e dal direttore sanitario Giuseppe Quintavalle, tre nomi noti alle cronache del Lazio grazie a Striscia la Notizia e ad altri mezzi per polemiche su alcuni premi di produzione erogati.

Si tratta di incarichi del tutto regolari, ma il problema è che i Cinquestelle ovunque e anche al Comune di Roma hanno fatto della lotta alle consulenze esterne, come quelle con cui evidentemente si è guadagnata il pane la Raggi, uno dei loro cavalli di battaglia.

Un altro aspetto discutibile è che l’avvocatessa Raggi ebbe questi incarichi guarda caso proprio in una città amministrata dal M5S, Civitavecchia, dove probabilmente vivono e operano altri legali.

Nel Decreto Trasparenza (dl N. 33 del 14 marzo 2013) e nelle successive modifiche vengono indicati gli “obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali”: tra questi compare l’obbligo di indicare “gli altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l’indicazione dei compensi spettanti”.

Ma ecco che nell’allegato 9 pubblicato sul sito del Comune di Roma Virginia Raggi dichiara per il 2013 e per il 2014 “di non avere ricoperto incarichi presso altri enti pubblici o privati e percepito compensi a qualsiasi titolo corrisposti ovvero altri incarichi con oneri a carico della finanza pubblica”. Solo nel 2015 dichiara di aver incassato l’acconto di 1.878 euro.

L’avvocato della Raggi, Paolo Morricon, ha spiegato che “relativamente allincarico di recupero credito dell’Asl di Civitavecchia, aveva regolarmente comunicato il detto incarico al Comune di Roma e all’Asl ed entrambi gli enti avevano pubblicato sul proprio sito la notizia di detto incarico”. La diretta interessata commenta: “Solo fango”.

Ernesto Carbone (Pd) avanza anche l’interrogativo se la Raggi sia ineleggibile: “L’amnesia di Virginia Raggi sugli incarichi ricevuti dalla Asl di Civitavecchia rischia di renderla ineleggibile? Potrebbe finire indagata per falsa dichiarazione? C’è una violazione della Legge Severino? Sono le domande che emergono di fronte al fatto che per ben due anni, nel 2013 e nel 2014, nelle dichiarazioni trasparenza previste per legge per i consiglieri comunali la candidata M5s non ha fatto alcuna menzione dell’incarico ricevuto, disattendendo ad una precisa previsione di legge. Perché non ha dichiarato nulla?”.

Sul caso è intervenuto con parole molte dure il presidente Pd Matteo Orfini

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