A Bruxelles è braccio di ferro su Brexit, austerity e migranti

Europa
epa05594259 Britain's Prime Minister Theresa May (L) and European Commission President Jean-Claude Juncker (R) during a family picture during the European Summit in Brussels, Belgium, 20 October 2016. EU Leaders met for a two-day summit to discuss migration, trade and Russia, including its role in Syria.  EPA/STEPHANIE LECOCQ

Al Consiglio europeo si parla di immigrazione, commercio e Russia. Ma su Brexit è subito Hollande contro May e Renzi, forte dell’appoggio di Obama, porta avanti la battaglia pro-flessibilità

Il Consiglio europeo di giovedì 20 e venerdì 21 ottobre è stato convocato ufficialmente per tre motivi. Immigrazione, politica commerciale e Russia, in particolare per quanto riguarda il ruolo che sta giocando il Cremlino in Siria. Ad aggiornare i governi nazionale sullo stato dei rapporti tra Mosca e Bruxelles sarà l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. “Credo che l’approccio migliore – ha detto Lady Pesc – sia quello basato sul bilanciamento tra fermezza e dialogo e sarà l’approccio che terrà insieme tutti”. Il che significa, probabilmente, che nel documento finale del vertice verrà inserito un punto in cui si decide di inasprire le sanzioni verso Damasco ma di mantenere un approccio attendista nei confronti della Russia.

Sul fronte migranti, come noto, le posizioni sono variegate all’interno del Consiglio. Da questo punto di vista, l’Italia non intende fare sconti e lasciar passare con leggerezza l’atteggiamento dei Paesi membri che stanno deliberatamente violando i patti di redistribuzione dei profughi, a partire dal blocco di Visegrad, rappresentato da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Un punto, a cui tiene molto il governo italiano, dovrebbe comunque far parte del documento finale approvato dal Consiglio: il piano di sostegno ai paesi africani per scoraggiare le partenze verso l’Europa, caldeggiato molto anche dalla Cancelliera Angela Merkel (Guarda il video).

Ci sono però altri due temi sul tappeto, che sono oggetto di chiacchierate informali tra i vari leader. Il primo, inevitabile, è quello della Brexit, che ha riscaldato gli animi fin da subito. Per il nuovo primo ministro britannico, Theresa May, si tratta del primo Consiglio europeo e, nonostante le rassicurazioni di Donald Tusk (“la premier non troverà una gabbia di leoni ma un nido di colombe”), le saette sono volate e si sono fatte sentire. Al suo arrivo a Bruxelles, il presidente della Repubblica francese Fancois Hollande non le ha mandate a dire all’inquilina di Downing Street: “May vuole una Brexit dura? Beh, vorrà dire che avrà un negoziato duro” (Guarda il video). Parole che seguono quelle minacciose, pronunciate alcune settimane fa dalla Merkel.

La seconda questione, che ci riguarda più da vicino, è quella legata all’eterna disputa tra austerità e flessibilità, di cui in questo momento il governo italiano è il principale fautore. Forte della spinta (pro-crescita e investimenti) di Obama, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha intenzione di andare fino in fondo e non vuole assolutamente cedere sui numeri della Legge di Bilancio che, di contro, sta facendo dormire sonni poco tranquilli ai tecnici di Bruxelles. Il messaggio di Renzi verrà recapitato direttamente a Jean-Claude Juncker e, per interposta persona, anche ad Angela Merkel. Nonostante sia nell’interesse di tutti mantenere la più ampia coesione possibile, soprattutto alla vigilia di un referendum vitale per l’Italia ma guardato con attenzione ed interesse anche da Bruxelles (e da Berlino), si parla di una lettera di richiamo già pronta per essere inviata a Roma.

Prima del vertice, il premier ha incontrato una delegazione di europarlamentari del Pd, con cui ha condiviso le preoccupazioni sul futuro dell’Europa (“Ue preoccupa il mondo”) a partire dal fallimento del vertice informale di Bratislava che, avrebbe detto il premier, ha vanificato l’ottimismo inizialmente scaturito dall’incontro di Ventotene.

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