Bagheria, rivolta contro il pizzo. Renzi: “Grazie”. E Grillo ci mette il cappello

Legalità
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36 fra commercianti e imprenditori denunciano anni di ricatti. E Grillo prova a metterci il cappello, dimenticandosi come parlava lui della mafia…

Si sono ribellati e grazie a loro, un durissimo colpo è stato inferto a Cosa nostra nel “feudo mafioso” di Bagheria, alle porte di Palermo. Grazie alla collaborazione di 36 imprenditori che per anni hanno subito le richieste di pizzo, stamani i carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito 22 provvedimenti restrittivi nei confronti di altrettanti capi e gregari del mandamento bagherese, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, sequestro di persona, danneggiamento a seguito di incendio.

Le indagini, condotte dai militari del Nucleo Investigativo di Palermo con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, hanno evidenziato la soffocante pressione estorsiva esercitata da temutissimi capi mafia che, dal 2003 al 2013, si sono succeduti ai vertici dell’organizzazione mafiosa.

Parole di apprezzamento arrivano, via twitter, dal presidente del Consiglio Matteo Renzi

In precedenza, sempre su twitter, era stato il leader del Movimento 5 stelle a cercare di mettere il cappello sull’operazione condotta dalle forze dell’ordine grazie alla collaborazione degli imprenditori e delle associazioni “no pizzo”

Lo stesso Grillo che qualche tempo fa parlava così della mafia: “La mafia non ha mai ucciso, si è sempre limitata a prendere il 10% del pizzo”, come a giustificare una delle attività che storicamente ha reso ricche le casse di cosa nostra.

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