72 anni dopo il rastrellamento del Quadraro arriva una medaglia per Don Rey

Roma
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Il “nido di vespe” commemora il rastrellamento nazifascista durante la seconda guerra mondiale

Sono passati 72 anni da quel 17 aprile del 1944, in cui i militari tedeschi, guidati dal comandate Kappler, misero in atto l’operazione Balena, una vera e propria operazione militare ai danni dei cittadini romani del Quadraro, quartiere a sud di Roma.

Il quartiere popolare, denominato dai tedeschi “nido di vespe”, era noto come covo di partigiani, di renitenti alla leva, di sabotatori e di oppositori al regime. Per questo le truppe tedesche decisero di assediare il quartiere e, dopo un rastrellamento, deportarono circa 1000 uomini nei campi di concentramento in Germania. I prigionieri, trasformati in “lavoratori volontari”, furono ricordati successivamente come “gli schiavi di Hitler.

Un episodio che ha colpito tutta la città e che per dimensioni, fu secondo solo al rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943 che vide deportare 1.259 persone di religione ebraica nei campi di concentramento di Auschwitz. Soltanto 16 di loro tornarono a casa.

Nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, oggi è il giorno della memoria. Nell’occasione è stata illustrata anche la delibera firmata dal commissario di Roma Francesco Paolo Tronca con cui si assegna un’onorificenza al valore civile a Don Gioacchino Rey, il parroco di Santa Maria del Buon Consiglio.

Don Rey, pastore della sua comunità e audace sostenitore della resistenza al nazifascismo (ruolo sconosciuto ai suoi stessi parenti) si batté per la sua borgata, sia durante l’azione criminale dei nazisti, che nel successivo impegno nel portare conforto e aiuto alle famiglie dei rastrellati.

La richiesta era stata avanzata dall’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia per il ruolo centrale del parroco. Le ricerche condotte da Pierluigi Amen, giornalista e storico, hanno messo ulteriormente in luce il ruolo del religioso anche nella collaborazione con le varie realtà di quartiere che si opponevano all’occupazione. “E’ grazie all’intuizione di Don Rey di raccogliere i nominativi dei deportati che si è potuto nel tempo far riconoscere a buona parte degli aventi diritto le provvidenze e le qualifiche dovute per legge, in quanto gli elenchi dei Rastrellati redatti dai tedeschi non sono mai stati reperiti” spiega lo storico che per conto dell’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia) sta coordinando le ricerche effettuate su documenti inediti.
Nel corso della giornata è stato anche presentato il progetto di valorizzazione del monumento commemorativo alle vittime situato nel parco XVII aprile 1944 (ex giardino Monte del Grano).

A ricordarlo anche il sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi, che ha presenziato oggi in Campidoglio alla cerimonia: “Il rastrellamento del Quadraro è un episodio drammatico che ha segnato profondamente la storia di quel quartiere di Roma – ha detto il sottosegretario Rossi – e oggi siamo qui per un momento di riflessione anche per ricordare la figura di don Gioacchino Rey, che si distinse perché si batté per la gente del quartiere durante il rastrellamento e poi nel conforto e nel sostegno anche materiale alle famiglie dei rastrellati, rimaste senza fonti di reddito”.

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