70 anni fa nasceva Freddie Mercury: 5 canzoni raccontate dal leader dei Queen

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Da “Killer Queen” ad “Under Pressure” ripercorriamo 5 celebri brani dei Queen attraverso le dichiarazioni di Freddie Mercury, che oggi avrebbe compiuto 70 anni

Killer Queen

Il singolo più famoso del terzo album dei Queen (Sheer Heart Attack) e anche il primo vero grande successo della band. Il breve ritratto abbozzato da Freddie Mercury, che descrive una figura pericolosa e dall’appetito insaziabile, citando Maria Antonietta, Kruschev e Kennedy, ha sortito l’effetto desiderato; negli anni si sono moltiplicate le interpretazioni: chi vedeva nella Killer Quenn della canzone Jackie Kennedy, chi Marilyn Monroe, chi il funzionario del FBI John Edgar Hoover: “Molte persone credono che la Killer Queen del testo sia Jackie Kennedy: ma non è così. È una canzone che parla di una ragazza squillo d’alta classe. In questo brano provo a spiegare come anche le persone d’alta classe possono essere prostitute”, dichiarò perentoriamente Freddie Mercury, apparentemente gettando acqua sulla diatriba a proposito del significato della canzone.

 

Bohemian Rhapsody

Una delle canzoni più celebri dei Queen. Scritta quasi interamente da Freddie Mercury, il brano è un pastiche di generi musicali che mescola insieme l’hard rock e l’opera, i cori a cappella e l’atmosfera piano e voce tipica della ballata. Così come la struttura è arzigogolata e complessa, allo stesso modo le parole sono criptiche e il senso della lirica quasi inintellegibile: “Vorrei semplicemente che le persone ascoltandola ci riflettessero su, e alla fine scegliessero liberamente il significato che vogliono dargli”, disse Freddie Mercury a un giornalista. Altre volte il cantante ha addirittura negato la possibilità di poter interpretare ciò che cantava: “si tratta semplicemente di rime e assonanze prive di qualsiasi senso”.

Ma in realtà tutte le speculazioni che sono state fatte al riguardo portano a individuare il senso del brano nella discendenza del cantante, nato a Zanzibar da una famiglia che praticava il culto dello Zoroastianesimo, religione basata sugli insegnamenti del profeta Zarathustra. Molte parole apparentemente poco comprensibili del brano, come “Bismillah” (vocabolo che apre il Corano e vuol dire letteralmente “nel nome di Allah”), oppure “Beelzebub” (uno dei vari nomi dati al Diavolo), suggerirebbero una chiave di lettura religiosa; ma allo stesso tempo, tra le pieghe di questo scenario mistico secondo alcuni emergerebbe il tema della bisessualità del cantante, a quell’epoca ai ferri corti con l’allora compagna Mary Austin.

 

We are the Champions

“Quando l’ho scritta pensavo al gioco del calcio. Volevo qualcosa che chiamasse una forte partecipazione, qualcosa per cementare un legame forte con i fan”. Freddie Mercury chiarì sin da subito lo scopo di uno dei brani che rimase scoltpito nell’immaginario collettivo degli sportivi e non; in un’altra occasione dichiarò che la canzone in questione poteva essere “una specie di personalissima My Way”, riferendosi al famoso pezzo di Frank Sinatra. We are the Champions venne da allora usata molto spesso per celebrare le vittorie sportive, soprattuto in America, e divenne presto un inno universale, dal momento in cui (come dichiarò la band) “quando cantiamo Noi siamo i campioni, quel pronome è riferito a chiunque canti e ascolti la canzone”.

 

Crazy Little Thing Called Love

“Ci ho messo 5 o 10 minuti a scriverla”, disse Freddie Mercury a proposito del brano “l’ho scritta sulla chitarra e questo mi ha aiutato parecchio; non perché fossi un bravo chitarrista: tutt’altro! Il fatto che la suonassi male e sapessi fare solo pochi accordi ha decisamente limitato il campo d’azione e questo mi ha permesso di essere sintetico e arrivare dritto al punto. Probabilmente per questo ne è venuta fuori una buona canzone”.

Leggenda vuole che il giorno in cui Freddie partorì la canzone si trovasse nella vasca da bagno di una lussuosa stanza dell’Hotel Hilton di Monaco, poiché la band stava ultimando le registrazioni dell’album the Game in Germania. Il capo dei roadies della band, Peter Hince, ricorda come, balzato fuori dall’acqua coperto di schiuma da bagno e da un asciugamano, il cantante imbracciò la sua chitarra e cominciò a suonare il brano. Si dice che fosse così smanioso di suonare la chitarra anche su disco che si precipitò in studio a registrare la canzone prima che arrivasse Brian May, il chitarrista della band.

 

Under Pressure

La storia di questo famoso pezzo è in equilibrio tra la leggenda e la cronaca, e racconta di una jam session tra i Queen e David Bowie a Montreux, in Svizzera. È Brian May a ricordare quale fu l’imput iniziale del brano: “Ricordo che andammo fuori a cena tutti e cinque, ma prima ci trovavamo in sala e John Deacon (il bassista dei Queen) se ne uscì canticchiando quella che sarebbe stata poi la linea di basso del brano. Una volta tornati in studio, John prese in mano lo strumento e iniziò a suonare un giro e David gli disse: ‘Non era questo!’. Alla fine riuscimmo a ricostruire quelle note”. Stando ad alcune dichiarazioni dello stesso Deacon fu Freddie Mercury a portare avanti il grosso del lavoro compositivo, anche se fu Bowie a dare l’indirizzo finale del brano. “Fu qualcosa di strettamente non pianificato”, dichiarò Freddie Mercury. “Se fosse stato tale sarebbe stato noioso, invece la canzone prese forma spontaneamente, ci siamo detti ‘andiamo in studio e vediamo cosa succede’. E così. quasi cazzeggiando, uscì fuori qualcosa che ci fece capire che stavamo seguendo la pista giusta. Alla fine ci trovammo con Underpressure”.

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