5 e 6 dicembre mille banchetti nelle piazze italiane per parlare delle proposte del PD

Pd
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ospite al programma televisivo ''In 1/2 ora'', negli studi Rai di via Teulada a Roma, 4 ottobre 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Pubblichiamo la Enews del 19 novembre di Matteo Renzi

I nostri cuori piangono insieme ai fratelli e alle sorelle francesi. Insieme a tutta Europa scossa da tanto atroce dolore. Insieme alla famiglia e agli amici di Valeria Solesin, ricercatrice veneziana che lavorava alla Sorbona e che ha perso la vita mentre stava semplicemente assistendo a un concerto. La sua famiglia e i suoi amici stanno dando in queste ore una lezione di dignità che resta scolpita nell’anima.
Gli investigatori francesi chiariranno, forse, la reale dinamica della tragedia di venerdì sera. Ma quello che è chiaro è che i terroristi vogliono colpire la nostra quotidianità. Non colpiscono obiettivi militari, caserme, palazzi del potere.
No, loro attaccano i luoghi normali, i luoghi della nostra identità. Come hanno colpito un museo a Tunisi, una università in Kenya, una scuola in Pakistan, adesso si sono concentrati a Parigi su posti comuni: lo stadio, il teatro, il ristorante.
Il loro obiettivo è farci morire come piace a loro. Ma quando non ci riescono si accontentano – si fa per dire – di farci vivere come piace a loro. Ecco perché dobbiamo reagire con determinazione e non permettere alla paura di oscurare la libertà. Dobbiamo reagire, certo. Ma dobbiamo farlo senza rinunciare a vivere.
E dobbiamo farlo con un approccio serio e rigoroso, forte ed equilibrato.
Due sono i rischi, opposti, che non possiamo permetterci: la sottovalutazione e l’isteria. Ogni segnale va monitorato, ogni controllo va effettuato, ogni allarme va considerato: diamo massima attenzione a tutte le segnalazioni che arrivano, perché troppo grande è la posta in gioco per scartare alcunché. Allo stesso tempo dobbiamo essere consapevoli che ci vorranno mesi, forse anni per sconfiggere l’agguato del terrore. Che non basterà insomma reagire sull’onda dell’emozione.
Chi fa politica non può concedersi il lusso della superficialità. Questa partita è molto più complessa di come in tanti la raccontano. Interventi spot possono creare danni ancora più grandi come accaduto in Libia, vicenda di cui noi italiani conosciamo bene le conseguenze. E a quelli che dicono: “chiudiamo le frontiere dell’Europa” voglio ricordare che gli attentatori di Parigi erano francesi, che il boia dell’Isis in Siria – appena ucciso da un drone americano – era un cittadino inglese, che le ricerche di queste ore si stanno concentrando in Belgio e nelle periferie della capitale transalpina, non in Medio Oriente. Perché una parte dei nostri nemici è nata e cresciuta ed è stata educata in Europa. Ecco perché occorre una strategia di lungo periodo, che contempli investimenti nelle periferie, nelle scuole, nello sport giovanile, nei luoghi di integrazione.
Avverto la responsabilità di queste ore.
Per questo ho chiesto a tutte le forze politiche la massima unità. Di non perderci in polemiche di parte. Di non strumentalizzare a fini elettorali il clima di questi giorni. Io per primo so che abbiamo il dovere della responsabilità. E che dobbiamo parlare chiaro agli italiani: non è una sfida facile quella che ci viene lanciata dal terrorismo internazionale. Ma noi italiani siamo un grande popolo, anche se a volte facciamo di tutto per denigrarci. Nostri connazionali hanno rilevanti responsabilità militari e politiche dall’Afghanistan all’Iran, dalla Siria alla Libia, dalla Somalia al Kosovo.
Su queste cose non ci si divide e non si fanno polemiche.
Qui il mio video nelle ore successive all’attentato.
Qui la mia chiacchierata con Mario Calabresi, direttore de La Stampa.
Qui l’intervista con Sarah Varetto, direttore di Sky Tg24.

Ma vi do un suggerimento. Se avete poco tempo, non perdetelo con i miei video. Guardate questo video: è un padre che parla con suo figlio. Una manciata di minuti, valgono la pena

Poi c’è tutto il resto, che però non passa in secondo piano. Per brevità mi limito a enunciare i titoli.

1. Il G20 in Turchia dimostra una volta di più che l’Italia è sulla strada giusta quando chiede più attenzione alla crescita. I passi in avanti fatti tra Brisbane 2014 e Antalya 2015 sono stati sottolineati da tutti: riforme istituzionali, JobsAct, giustizia civile, tasse, digitalizzazione della lotta all’evasione, buone pratiche sull’anticorruzione a cominciare dalla buona riuscita di Expo. Per una volta l’Italia è stata citata come portatrice di buoni esempi globali. Bene, no? Il messaggio di fondo è stato: il vero modo per combattere la povertà e le ingiustizie sociali è investire nella crescita e nel dinamismo dell’economia. E noi ci siamo

2. A proposito di innovazione, Pubblica Amministrazione, digitalizzazione. Segnatevi l’appuntamento – tutto il giorno – di sabato 21 novembre alla reggia di Venaria (per informazioni info@italiandigitalday.it). Industria 4.0, identità digitale, servizi al cittadino offerti nel modo più semplice, lotta all’evasione. Se scommettiamo sull’innovazione telematica, l’evasione è morta. Non sappiamo ancora quando, non sappiamo nel dettaglio come. Ma tutti noi sappiamo che la strada è tracciata per sempre. La tempistica della fine dell’evasione non dipende da come si organizzano le burocrazie romane, ma da quanto saremo decisi e rapidi nel proseguire sulla strada dell’innovazione e della digitalizzazione. Vi ho fatto più volte l’esempio dei 224mila che si erano… scordati di pagare le tasse (e stiamo aspettando, entro il 31 dicembre, che adesso paghino, vi terrò informati!). Ma è solo uno dei tanti vantaggi che derivano dall’incrocio delle banche dati. Mettendo insieme i dati abbiamo chiesto alla Guardia di Finanza di capire come mai un signore di 61 anni di Roma, che risulta senza alcun reddito, è intestatario di qualcosa come 833 auto. In queste ore stiamo andando a trovare lui e i suoi (non pochi) colleghi che hanno zero reddito ma centinaia e centinaia di macchine

3. il CDM ha licenziato un decreto legge importante con dodici buone notizie per l’Italia. Arrivano risorse per Bagnoli, per la Terra dei Fuochi, per Reggio Calabria, per la Sardegna, per il Giubileo, per l’area post-Expo, per gli impianti sportivi nelle periferie delle città, per il servizio civile, per l’emergenza maltempo, per le case popolari (non di sola Tasi vive l’uomo), per il tax credit sul cinema e per il made in Italy. Si tratta di promesse mantenute. E di un rilancio decisivo per il futuro dell’Italia. Qui trovate le slide di presentazione.

4. Partito Democratico. Il PD si riunisce per parlare di politica estera il prossimo lunedì 23 novembre ore 16.30 con una doppia relazione del ministro Gentiloni e del responsabile Amendola. Chiedo però a tutti gli iscritti, ma anche ai sindaci, ai consiglieri comunali e regionali e ai parlamentari che non saranno in aula di dedicarsi per un weekend alla nobile arte del…banchetto in piazza. È un momento importante per l’Italia. Stiamo ripartendo grazie all’azione del nostro partito e del nostro governo. Ed è giusto che i cittadini ci vedano non solo in televisione ma anche sul territorio. Nella giornata di sabato 5 e domenica 6 dicembre allora l’obiettivo è realizzare mille banchetti in altrettante piazze italiane per parlare delle proposte del PD, ascoltare, confrontarsi. Per chi vorrà ci sarà spazio per tesserarsi al PD o semplicemente per far sentire la propria voce. Chi ci vuole dare una mano si faccia sentire, per favore: organizzazione@partitodemocratico.it

5. Vi ricordate vero che quest’anno la Leopolda si fa dall’11 al 13 dicembre? Vi aspettoleopolda@matteorenzi.it

Pensierino della sera
Ricordate le polemiche che ricevute (anche dai destinatari delle enews) sulla questione di un senatore, per il quale la Procura di Trani aveva richiesto l’arresto, arresto negato dai senatori semplicemente perché dai documenti era chiara la infondatezza della richiesta? Bene. Allora io dicevo: Il Parlamento non è il passacarte della procura di Trani. Ci furono reazioni spigolose e qualcuno disse che noi difendevamo la casta. Ieri abbiamo scoperto che la Cassazione ha addirittura annullato quell’arresto. Quando si parla di libertà delle persone, si può perdere consenso, per carità. Ma si deve procedere sempre con i piedi di piombo. Il tempo in cui in Italia bastava un avviso di garanzia per condannare qualcuno è finito. Ci vuole più rispetto per la presunzione di innocenza. Il tutto accompagnato da una semplificazione e velocizzazione del processo, da una stretta sulla prescrizione e dalla certezza della pena: finché non ti condannano, sei innocente. Quanto ti condannano, paghi sul serio. Solo così smetteremo di essere succubi del populismo…

Un sorriso,
Matteo

Ps. In molti l’avrete già letta, suppongo. E spero che l’abbiate già letta. Se ancora non l’avevate letta, qui c’è una lettera che toglie il fiato da quanto è drammaticamente bella.

“Venerdì sera avete rubato la vita di un essere eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio ma voi non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio saperlo, siete delle anime morte. Se questo Dio per il quale voi uccidete ciecamente ci ha fatto a sua immagine, ogni proiettile nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore.

Allora non non vi farò questo regalo di odiarvi. L’avete cercato tuttavia ma rispondere all’odio con la rabbia sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi ciò che siete. Voi volete che io abbia paura, che guardi i miei concittadini con un occhio diffidente, che sacrifichi la mia libertà per la sicurezza. Perso. Lo stesso giocatore gioca ancora.

L’ho vista stamattina. Infine, dopo notti e giorni d’attesa. Era cos&igarve; bella come quando è uscita questo venerdì sera, così bella come quando me ne sono innamorata perdutamente più di 12 anni fa. Naturalmente io sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di breve durata. So che lei ci accompagnerà ogni giorno e che ci ritroveremo in quel paradiso delle anime libere a cui non avrete mai accesso.

Siamo due, io e mio figlio, ma siamo più forte di tutti gli eserciti del mondo. Non ho peraltro non più tempo da dedicarvi, devo raggiungere Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha 17 mesi appena, mangerà la sua merenda come tutti i giorni, poi andremo a giocare come tutti i giorni e per tutta la sua vita questo piccolo ragazzo vi farà l’affronto di essere felice e libero. Perché no, non avrete nemmeno il suo odio”

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