5 cose da sapere sulle primarie americane in Iowa

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epa05130519 Democratic presidential candidate Bernie Sanders (C) hugs wife Jane during a campaign appearance in Mason City, Iowa, 27 January 2016. The Iowa Caucus will be held 01 February 2016 and is the first official test of candidates seeking their party's nominations.  EPA/EUGENE GARCIA

Lunedì il primo test per i candidati dei due schieramenti che ambiscono a varcare la soglia della Casa Bianca

Lunedì 1° febbraio iniziano le primarie americane. Parte la lunga corsa che porterà, il prossimo 8 novembre, alla scelta del nuovo presidente degli Stati Uniti. Per capire il complesso meccanismo alla base della selezione dei candidati dei rispettivi partiti rimandiamo all’articolo di Federiga Bindi con tutte le istruzioni necessarie. Qui invece proviamo a concentrarci su cinque punti fondamentali da tenere a mente per capire cosa succederà lunedì prossimo nel primo stato in cui si andrà a votare.

 

1. Iowa che?

2000px-Iowa_in_United_States.svgL’Iowa è un piccolo stato del Midwest americano con poco più di 3 milioni di abitanti. Tradizionalmente è il primo stato in cui si vota ed è anche lo stato a cui si attribuisce un’importanza particolare per capire veramente come andrà l’intera corsa. Il perché è semplice. Partire da un piccolo stato, permette a tutti i candidati di avere una chance in più e non vedere immediatamente sfumare tutte le possibilità di gloria. Inoltre non serve sempre vincere. Un buon posizionamento ottenuto da un candidato non particolarmente favorito potrebbe sovvertire le sorti della competizione e lanciare la volata per i successivi appuntamenti in New Hampshire, Nevada e South Carolina.

L’Iowa è uno stato generalmente più favorevole ai democratici, anche se negli ultimi anni i repubblicani hanno guadagnato terreno. La popolazione è prevalentemente bianca e la sua economia ha a che fare moltissimo con l’agricoltura e con i biocarburanti. Per capire quanto questi elementi pesino in questa tornata elettorale, basta dare un’occhiata qui a sinistra all’ultimo spot di Barnie Sanders. Bello, essenziale e pieno zeppo di bianchi e di paesaggi agricoli.
La religione, infine, ha un peso non indifferente. Il 51% degli abitanti dell’Hawkeye State è protestante mentre il 23% è cattolico. Il 13% si dichiara non credente.

 

2. Cosa diavolo sono i caucus?

Le primarie di lunedì sono particolari perché non sono esattamente delle primarie. Gli elettori dell’Iowa dovranno confrontarsi nei cosiddetti caucus. Cosa cambia? Praticamente tutto. Perché se è vero che alla fine tutto si conclude con una preferenza espressa, l’impegno richiesto è ben più notevole delle normali primarie. I caucus sono delle piccole riunioni organizzate in scuole, bar o palestre e in genere raccolgono poche persone per ogni collegio. Si inizia con un dibattito e poi si mette ai voti. Democratici e repubblicani hanno metodi differenti, ma il punto importante da tenere a mente è che la formula dei caucus richiama generalmente un elettorato molto motivato a cui si chiede di impegnarsi per quasi un intero pomeriggio. Per questo, di solito, questa formula favorisce i candidati più radicali di entrambi gli schieramenti. E’ stato così nel 2008 con Obama e Mike Huckabee e pure nel 2012 quando vinsero Obama (di nuovo, ma non era una sorpresa) e Rick Santorum, l’iper-religioso candidato dei repubblicani.

 

3. E i sondaggi cosa dicono?

I sondaggi sono i protagonisti di ogni campagna presidenziale. Riescono ad orientare il dibattito e a modificare le opinioni. Quelli che precedono la battaglia in Iowa sono particolarmente ghiotti perché stanno mettendo in dubbio la candidatura blindata della superfavorita Hillary Clinton. Già, perché il 74enne Bernie Sanders sembra aver fatto breccia tra l’elettorato più giovane. Quello che, per capirci, aveva dato una grossa mano ad Obama esattamente 7 anni fa. Le ultime rilevazioni li danno praticamente alla pari.

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In ambito repubblicano la situazione è ancora più imprevedibile. Anche se la somma dei sondaggi danno come favorito Donald Trump, la corsa in Iowa potrebbe rivelare qualche sorpresa. Per due motivi. Il primo riguarda la questione dell’etanolo, su cui torneremo, e il secondo riguarda la mobilitazione delle lobby religiose. Se nei caucus la differenza la fa chi riesce a “trascinare” gli elettori a fare un dibattito di diverse ore nel gelido inverno del Midwest, allora l’apporto dei volontari è fondamentale, e ancora di più lo è quello degli influenti gruppi religiosi evangelici.

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4. Cosa c’entra l’etanolo?

Come abbiamo detto all’inizio l’economia dell’Hawkeye State è particolarmente concentrata sull’agricoltura. Tra le sue colture grande importanza viene ricoperta dal mais, da cui si arriva a produrre il bio-etanolo. Per questo l’argomento non è affatto irrilevante. Al centro del dibattito c’è il Renewable Fuel Standard (RFS), un programma governativo immaginato in anni di caro-petrolio con cui si sostiene chi produce il bio-carburante e contemporaneamente ne impone la distribuzione e l’utilizzo. Come è facile da immaginare, il programma ha avuto un impatto molto positivo per l’economia dell’Iowa, ma contemporaneamente è stato al centro di varie polemiche a causa dei costi che ha determinato per i contribuenti americani. Attestarsi la fiducia della potentissima lobby dell’etanolo, dunque, significa poter contare su uno zoccolo duro di voti che fa gola a molti. Non a caso Trump, strenuo sostenitore dell’RFS, è riuscito a guadagnare terreno nei sondaggi, a scapito dell’ultraconservatore Ted Cruz che invece si è detto contrario. Tanto che la sua posizione gli è costata il sostegno dell’influente governatore repubblicano dello stato, Terry Branstad.

 

5. Bisogna tenere d’occhio proprio tutti?

No, visto che i candidati sono ancora tanti ma sono pochi quelli che ormai hanno reali possibilità di proseguire la corsa. In campo democratico la partita è a due. La campagna dell’ex governatore democratico del Maryland, Martin O’Malley, non è riuscita mai a decollare. Nonostante avesse tutte le carte in regola per emergere. E’ di sinistra, è un amministratore apprezzato ed è giovane. Tuttavia, Barnie Sanders ha dimostrato che non serve essere giovane per piacere ai giovani e dunque ora è lui a giocarsi la grande partita con Hillary.
In campo repubblicano la situazione è più complicata, vista l’affollata schiera di contendenti. Tuttavia si può restringere l’attenzione sui primi tre favoriti: i già citati Trump e Cruz, e il senatore della Florida Marco Rubio. La partita tra i repubblicani sarà probabilmente più interessante di quella in campo democratico perché in questo caso, anche un terzo posto conquistato con una buona percentuale di voti potrebbe mettere in crisi il vulcanico Trump.

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