5 cose da sapere sulle elezioni di oggi in Turchia

Esteri
epa05005790 Turkish President Recep Tayyip Erdogan (R) leaves the polling booth after casting his vote at a polling station in Istanbul, Turkey, 01 November 2015. Polls opened in Turkey's second general election this year, as the ruling Justice and Development Party (AKP) hopes to get enough seats to govern alone amid an increase in domestic turmoil. Security has worsened since the last election. The country has seen suicide attacks by the Islamic State group, including a twin blast in the capital Ankara in October. The days before the election saw a crackdown on government critical media outlets, sparking concern from human rights groups.  EPA/TOLGA BOZOGLU

Alcune cose da sapere sulle elezioni che si svolgono oggi: numeri, conseguenze e aspettative

Oggi più di 54 milioni di turchi sono chiamati alle urne per cercare di tirar fuori il Paese dallo stallo in cui è caduto dopo il voto del 7 giugno che ha visto l’Akp, il partito del presidente, Recep Tayyip Erdogan, perdere la maggioranza assoluta per la prima volta dal 2002. Le elezioni di oggi sono la conseguenza diretta dei falliti tentativi di Erdogan di formare un governo di coalizione. Fallimenti che lo hanno visto costretto ad accettare nuovamente il confronto elettorale.

L’importanza del voto. L’instabilità politica della Turchia è uno scenario che va superato. L’aumento delle violenze nel Paese e il peggioramento della crisi nella vicina Siria richiedono una stabilità che al momento il governo turco non riesce a garantire, nonostante il suo ruolo fondamentale sulla regione. Ruolo che è di grande interesse anche per l’Europa, viste le discussioni in corso sulla complicata gestione dei rifugiati.

Il terrorismo. Ad alimentare la grande tensione nella popolazione è stata anche l’escalation di violenza di stampo terroristico che da giugno ha preso di mira il Paese. Dall’inizio dell’estate, infatti, ci sono stati tre attentati, tutti di grandi dimensioni. Il primo, quello del 5 giugno a un comizio dell’Hdp a Diyarbakir. Il secondo, quello del 20 luglio a Suruc vicino al confine con la Siria. Infine l’attacco terroristisco più sanguinoso della storia della Turchia: quello alla marcia per la pace ad Ankara del 10 ottobre, dove hanno perso la vita 102 persone.

I numeri. Gli elettori registrati sono più di 54 milioni su una popolazione di quasi 78. Altri 2,9 milioni di elettori sono registrati all’estero. Il voto si svolge in 175mila stazioni elettorali dalle 7 alle 16 ora locale nell’est del Paese (dalle 5 alle 14 in Italia) e dalle 8 alle 17 ora locale nell’ovest (dalle 6 alle 15).

Il sistema elettorale. Il Parlamento di 550 seggi dura in carica 4 anni e viene eletto in base a un sistema proporzionale di liste in ognuno degli 81 distretti. Per superare lo sbarramento, occorre ottenere almeno il 10% dei voti.

I partiti. Alle elezioni si sono presentati 16 partiti e 21 candidati indipendenti. Naturalmente gli occhi sono puntati sull’Akp, il partito di Erdogan e dell’attuale premier, Ahmet Davutoglu, decisi a superare l’impasse e aggiudicarsi la maggioranza assoluta sfumata nel giugno scorso. Le altre formazioni in corsa possono solo ambire a rosicchiare piccole porzioni di consenso e a minare la figura di Erdogan. Oltre al Chp, il Partito popolare repubblicano, che 5 mesi fa aveva ottenuto il 25% e 132 seggi, al Meclis, la Grande assemblea nazionale che potrebbe rappresentare la terza formazione più importante, e ai nazionalisti del Mhp, l’attenzione è puntata sull’Hdp di Selahattin Demirtas. Il suo è infatti il primo partito entrato in Parlamento in rappresentanza dei 15-20 milioni di curdi nel Paese i cui candidati, precedentemente, correvano solo come indipendenti.

(Nella foto il presidente Erdogan all’uscita della cabina elettorale. Foto: Epa/Tolga Bozoglu)

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