22 anni fa se ne andava Mia Martini, i suoi 5 brani migliori

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Tra le più grandi interpreti della canzone italiana, la ricordiamo con 5 brani, usciti tra il 1971 e il 1982, precedenti ai suoi successi sanremesi

Il 12 maggio di ventidue anni fa Mia Martini viene trovata senza vita nel suo appartamento di Varese. Overdose di cocaina sentenzierà il referto medico, mentre la mitologia che avvolge il mondo degli artisti racconta che a stroncarla siano state le male lingue; per vent’anni la cantante deve convivere con la medievale diceria di “portare sfortuna”, circostanza che le procura grande dolore. Di sicuro la spiccata sensibilità di Mia Martina è una caratteristica che traspare dalle sue interpretazioni, anzi, che la rende, insieme a Mina e poche altre, l’interprete femminile italiana per antonomasia.

Ma nella lunga e travagliata carriera della Martini – Mimì, come viene chiamata sin da bambina – oltre che per grandi interpretazioni c’è spazio anche per album di un certo spessore: su tutti il primo lavoro, del 1971, “Oltre la Collina”. Questa “Padre Davvero”, che viene censurata per alcuni versi giudicati imbarazzanti dalle emittenti radiotelevisive dell’epoca, affida a una forma canzone che richiama Fabrizio De Andrè una pesante invettiva contro una detestabile figura paterna.

Il successore di “Oltre la Collina” arriva l’anno dopo, nel 1972, e si chiama “Nel mondo, una cosa”. Il disco, che annovera anche una reinterpretazione di “Mother” di John Lennon, è un connubio di cover e pezzi originali scritti dalla coppia Dario Baldan BemboBruno Lauzi, come questa “Piccolo Uomo”, forse il primo brano di Mia Martini, in ordine cronoloigico, a imprimersi nell’immaginario popolare.

“ll giorno dopo” è il terzo disco di Mia Martini; la traccia di apertura è scritta da un giovanissimo Antonello Venditti, all’epoca folgorato dal talento di Elton John, mentre la canzone successiva è proprio una cover di “Your Song”, celebre brano del cantante inglese. Ma il momento cardine dell’album è “Minuetto”, brano in cui il giro armonico emotivamente sovraccarico scritto da Dario Baldan Bembo viene bilanciato da una lirica diretta e sincera di Franco Califano. L’interpretazione della Martini chiude il cerchio, per uno dei brani più famosi dell’intero canzoniere italiano anni settanta.

È del 1978 l’album “Danza”, scritto interamente da Ivano Fossati, la cui mano si fa sentire nella connotazione più folk ed essenziale che caratterizza i brani. Su tutte, svetta una canzone, che verrà considerata come una dei vertici del “tardo” cantautorato italiano: questa, “La Costruzione di un amore”.

Gli anni ottanta si aprono con un disco che riesce a traghettare le sonorità di Mia Martini nel nuovo decennio rinnovandone il suono. Molti i collaboratori che contribuiscono a “Quante volte… Ho contato le stelle”, da Shel Shapiro a Mogol, passando per Gianni Bella, Fossati, Mimmo Cavallo e Riccardo Cocciante. Quasi un disco di pop new wave che pare strizzare l’occhio agli Stadio e a Donatella Rettore, come in questa “Guarirò Guarirò”.


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